Weekend amarcord: gnocchi di zucca e cinema

Non c’è niente da fare, il weekend passa troppo velocemente. Specialmente quelli come questo appena trascorso. In realtà non c’è stato niente di speciale, ma tra le uscite con gli amici e una domenica in cucina con R. per me è stato proprio un bel weekend. Che poi è così che funziona, no? Sono le piccole cose che ti rendono felice.

Sabato sera mi sono ritrovata al Milano Film Festival a guardare un film di Troisi all’aperto, seduta nell’erba, con una birretta e un panino in mano. Una cosa super semplice, che mi ha fatto ricordare di quando piccola, al mare andavo al cinema all’aperto.
Da questo ricordo del passato, mi è venuta voglia di fare gli gnocchi a mano, come quando ero piccola e li facevo con mia mamma. Siccome avevo ancora la zucca comprata settimana scorsa al Mercato della Terra, ho deciso di provare a fare gli gnocchi alla zucca. E devo dire che questa volta l’esperimento è riuscito. Si, perché avevo già provato lo scorso inverno a fare questi gnocchi, solo che l’altra volta nonostante l’impasto sembrasse dela giusta consistenza una volta cotti erano diventati durissimi. Questa volta, invece, sarà per la bontà della zucca o perché questa volta li ho cotti al vapore e non in forno, la consistenza, anche dopo la cottura è stata perfetta. Il condimento, per questa volta è molto semplice: burro e salvia, mentre la prossima volta voglio provare con un sughetto al burro ed amaretto. Nel frattempo, se qualcuno ha consigli su abbinamenti e altre ricette, io sono tutta orecchi!

Gnocchi di zucca

Ingredienti: 400 g di zucca, 300 g di farina bianca, sale, burro, salvia, pecorino grattugiato

Tagliare la zucca, pulirla e cuocerla a vapore (io ho usato la pentola a pressione e in 10 minuti è pronta!). Una volta cotta togliere la buccia della zucca (che a questo punto verrà via molto facilmente) e schiacciare la polpa con la forchetta. Unire la farina e impastare fino ad ottenere un composto morbido. Con l’impasto ottenuto formare dei salsicciotti e tagliare gli gnocchi. Lessarli in acqua salata e, una volta cotti, condirli con burro fuso, salvia e pecorino grattugiato.

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La Botteghina di Alghero

Riassunto della puntata precedente: quest’estate sono stata per qualche giorno ad Alghero, in Sardegna. Quello di cui racconto oggi è il primo dei due ristoranti che ci hanno colpito per bontà del cibo, gentilezza del personale e prezzi ragionevoli. Tra una miriade di ristorantini ad hoc per i turisti, questi sono quelli che ci hanno colpito per la loro genuinità. Oggi vi parlo del primo: La Botteghina.

”Cucina genuina, tutto fresco, tutto di stagione da piccole produzioni locali di qualità” questa è la dichiarazione di intenti che ci ha attirato, oltre all’atmosfera riservata e informale del locale (solo 12 tavoli). L’arredamento delizioso e il menù invitante hanno fatto il resto, e quindi ecco qui un racconto fotografico della nostra cena.

Il menù è molto semplice, abbinamenti di terra e mare e un menù con i piatti del giorno ci accolgono al nostro arrivo. Quello che ci colpisce sono gli accostamenti tra gli ingredienti (rigorosamente prodotti a km 0 o comunque di produzione sarda) soprattutto per le pizze, che hanno una formula 50 cm da guarnire come si preferisce. Optiamo per una pizza-antipasto da dividere e scegliamo due abbinamenti che non ci deludono: formaggi sardi e  zucchine, menta, pinoli e mozzarella. Buonissime! La pizza non viene cotta nel forno a legna, ma è comunque deliziosa: è bassa, croccante (ma non secca) e gli ingredienti freschi che la guarniscono fanno il resto. Per continuare abbiamo preso la fregola sarda (che io non avevo mai mangiato! beh c’è sempre una prima volta, no!?) con cozze, cipollotti e bottarga, il tutto accompagnato da pane carasau. Il piatto è colorato, fresco e gustoso, da oggi credo che la fregola entrerà a far parte dei miei primi :) R. ha invece assaggiato le Linguine di mare con cozze e veongole. Molto buono anche questo piatto. Per concludere e non farci mancare proprio niente il dolce che ci ha conquistati è stato il tiramisù fatto in casa. Cremoso e dolce al punto giusto, anche se non abbiamo capito se la base era fatta di pavesini (e non savoiardi) e se nella crema di mascarpone ci fosse qualcosa di “salato” perché il gusto era un po’ più forte rispetto al solito. Comunque il gusto d’insieme era perfettamente bilanciato, quindi…promosso anche il tiramisù!

L’atmosfera del locale è molto delicata, intima e informale. Tavoli con piano in marmo, niente tovaglia, acqua fresca del rubinetto, e costo del coperto pari a zero. Non chiedete coca cola o bevande industriali, qui non ne troverete. I vini sono per lo più sardi proprio come il resto dei prodotti.

Alle pareti ci sono quadri di un artista sardo e some sottofondo una selezione musicale davvero piacevole. Nel ristorante sono venduti anche prodotti locali come vini e olio. L’olio in particolare ha attirato la mia attenzione, per via di un packaging molto curato e, a mio avviso, molto bello. L’azienda è questa, io me ne sono innamorata e ho già pianificato gli ordini per i regali di Natale :)

**Photo courtesy of Mauro Arena**

La Botteghina
via Principe Umberto 63 – Alghero
tel. 079 9738375

Aio! 6 cose da non perdere ad Alghero

Aio ed eia sono state le espressioni più sentite nella mini vacanza di quest’estate. Si perché quest’anno, causa di forza maggiore, niente viaggioni dall’altra parte del mondo, niente girovagare zaino in spalla, ma una vacanza tranquilla, all’insegna di relax, sole, mare e buon cibo. Dove? La scelta, presa un po’ all’ultimo minuto, grazie alle offerte dei voli e ai racconti della mia amica I., è ricaduta su Alghero, elegante cittadina sulla costa nord-occidentale della Sardegna. Devo dire che non me l’ero molto immaginata e quando sono arrivata e ho fatto un primo giro di ricognizione sono rimasta piacevolmente stupita. Alghero è una cittadina molto graziosa: le mura, il centro storico pieno di viuzze e di stradine di ciottoli, i ristoranti e i baretti, regalano un’atmosfera elegante e al tempo stesso molto rilassata alla città. Quindi, se avete in programma un weekend in quel di Alghero ecco le cose che a mio modesto parere non dovete perdervi.

1. Spiagge. Alghero è circondata di spiagge e spiaggette. Le più famose sono a nord della cittadina, alcune, come il lido si possono raggiungere a piedi; altre, come la spiaggia del Lazzaretto e delle Bombarde sono più lontane e si possono raggiungere in bici (vedi dopo) o con dei comodi autobus che partono dal centro città e fanno il giro di tutte le spiagge (gli orari si trovano alla pro-loco).

 

Spiaggia di Maria Pia. Si trova a nord della città, è la prima bella spiaggia dopo il lido. Si può raggiungere a piedi o in bicicletta. La spiaggia è lunga, di sabbia fine e preceduta da dune con una bella e profumata pineta. La spiaggia è tutta libera tranne alcuni micro pezzettini in corrispondenza dei baracchini dove si possono mangiare panini, gelati ecc. Se avete poco tempo questa è la spiaggia che fa per voi!

 

Spiaggia le Bombarde. E’ la prima bellissima spiaggia inclusa nel parco naturale regionale di Porto Conte, a una decina di km dal centro città. Dietro la spiaggia c’è una vasta pineta, in cui c’è un albergo e diverse case private. La spiaggia ha una parte attrezzata e una parte, più piccola, libera.

Spiaggia del Lazzaretto.  Questa è in assoluto la mia spiaggia preferita. Si trova poco dopo le Bombarde, a circa 13 km da Alghero. L’acqua va dal turchese al trasparente, la spiaggia è di sabbia bianca e finissima. La spiaggia è una mezzaluna, non molto larga con una parte privata con lettini e ombrelloni. Più avanti ci sono altre piccole insenature che si possono raggiungere a piedi dalla strada.

2. Bici. Noleggiare una bicicletta e andare alla scoperta delle spiagge o dell’entroterra è un passatempo delizioso. Alghero è costellata di piste ciclabili per cui si può girare in sicurezza, godendosi anche il paesaggio. Noi abbiamo noleggiato le bici per 3 giorni da “RentABike” e, insieme alle bici tutte nuove perfettamente accessoriate, ci è stata consegnata una mappa con i percorsi ciclabili intorno alla città e le varie distanze. Dopo tutte le mangiate un po’ di moto ci ha fatto sicuramente bene :)


3. Godersi il tramonto. Uno degli spettacoli naturali più belli di Alghero è godersi il tramonto dai bastioni. Tutti i ristorantini e i baretti hanno dei posti a sedere all’aperto e, mentre si sorseggia l’aperitivo, si può guardare il sole calare sui monti dell’insenatura. Il nostro posticino preferito è stato il Buena Vista (anche se devo dire che se si è in 4 due persone devono dare le spalle al tramonto…vabbè), dove abbiamo sorseggiato aperitivi di tutti i tipi stuzzicato patatine. Se volete godervi il tramonto for free, magari con un Ichnusa alla mano sedetevi sui muretti dei bastioni. Lo spettacolo è garantito.


4. I dolci tipici. Beh, che dire, come non fare accenno ai dolcetti sardi? Semplicemente deliziosi. Noi ce li siamo concessi una domenica mattina per una colazione da campioni. Mostaccioli (quelli bianchi nella foto), amaretti (eh si, anche in Sardegna ci sono gli amaretti!), pabassinos, ciambelle, gattou e chi più ne ha più ne metta. Molti dolci hanno il miele, uvetta e frutta secca. Tra i dolci da provare assolutamente c’è anche il torrone, anche questo arricchito da miele e frutta secca.

5. Capo Caccia. Se avete la macchina, o se siete in bici e siete ben allenati, una gita da non perdere è quella al promontorio di Capo Caccia da dove si può vedere la rada di Alghero da una parte e dall’altra il mare aperto. La gita si può fare anche in barca, visitando anche la famosa Grotta di Nettuno (visitabile anche a piedi, scendendo i 656 gradini della scala chiamata del capriolo, vi lascio immaginare perché :)
Noi siamo stati a Capo Caccia poco prima del tramonto, la luce calda, il silenzio e la pace del luogo, il vento tra i capelli e il blu del mare hanno reso questa mini-gita davvero speciale. Grazie Isa!

 
6. La buona cucina. Molti dei ristoranti che troverete lungo i bastioni e nella città vecchia vi sembreranno delle vere trappole per turisti. Effettivamente un’occhiata ai menù e ai prezzi non potranno che confermare le vostre impressioni. Noi però non ci siamo fatti scoraggiare ed ecco che gira che ti rigira, parla con la gente del posto e leggi recensioni varie, alla fine siamo riusciti a trovare due posticini doc, da segnalare e provare assolutamente. Due posti profondamente diversi tra loro, ma tutti e due promossi a pieni voti. Ovviamente, trattandosi di food questo punto merita un approfondimento a parte, quindi stay tuned perché nei prossimi giorni vi racconto quali sono, secondo noi, i migliori posti dove mangiare ad Alghero.

 

Weekend report: il Mercato della Terra

Era da un po’ di tempo che tenevo d’occhio questo mercatino ma, per un motivo o per l’altro non ero mai riuscita ad andarci. Sabato mattina, invece, armata di macchina fotografica e borsetta di tela per portare a casa i miei acquisti sono andata alla Fabbrica del Vapore pronta per scoprire cosa fosse questo Mercato della Terra.

I Mercati della Terra, come di legge sul sito, sono mercati contadini creati secondo linee guida che seguono la filosofia Slow Food. Mercati gestiti collettivamente, che sono luoghi di incontro dove i produttori locali presentano prodotti di qualità direttamente ai consumatori, a prezzi giusti e garantendo metodi di produzione sostenibili per l’ambiente. Al Mercato sono ammessi solo produttori locali, a una distanza massima di 40 km rispetto al comune della sede del mercato, e si trovano banchi con un’ampia varietà di frutta e verdura fresca, conserve, carni, prodotti caseari, uova, miele, dolci, pane, olio, vino, e prodotti che appartengono alla cultura alimentare locale.

Il Mercato della Terra a Milano si svolge ogni primo e terzo sabato del mese alla Fabbrica del Vapore, ex spazio industriale riqualificato. Ecco, se devo dire l’unica nota “stonata” del Mercato secondo me è proprio lo spazio, un po’ impersonale e asettico rispetto al mio concetto di Mercato. A parte questa considerazione il Mercato è delizioso: tanti banchetti con prodotti tipici, produttori disponibili, simpatici e molto gentili (un esempio che la dice lunga:  ho comprato una piccola zucca e avevo solo 20 euro. La zucca costava solo 88 centesimi, e la signora, che non aveva il cambio voleva regalarmela. A Milano giuro che non è una cosa normale :). Se vi capita, quindi, non perdetevi il prossimo Mercato della Terra, qui trovate tutte le città in cui è presente. Vi lascio con un diario fotografico e qualche nota sui prodotti che ho provato. Buon lunedì :)

Verdure. Tantissimi bacnhetti di produttori locali. Ho acquistato girando tra i vari stand una zucca qui, cipolle là, melanzane da una parte, patate da un’altra, così per provare di tutto un po’ :)

Formaggi. Io adoro i formaggi, e R. va pazzo per quelli di capra. Quando ho visto il piccolo stand dell’Azienda Agricola Il Boscasso non ho resistito e ho comprato un caprino avvolto in foglie di noce e una ricottina con le erbe fresche. Non c’è bisogno che vi dica quanto squisiti siano questi due formaggi. Credo proprio che diventeremo clienti di fiducia di questa azienda, provando tutti i formaggi che hanno a disposizione :)

Pane. Lo stand del pane fa parte di Nutriremilano, un’altra interessante iniziativa. Scopo del progetto è ricostituire una filiera corta di produzione e d’acquisto di frumento, farina e pane, nell’ambito del territorio del Parco Agricolo Sud Milano. Io ho acquistato del pane di segale e del pane “normale” su sui sono finiti, appena arrivati a casa, i tomini di cui parlavo prima!

Gelato. Infine, per una pausa dolce mi sono avvicinata incuriosita a questo banchetto del gelato e ho iniziato a parlare con il simpaticissimo signore che era allo stand dell’Albero dei Gelati. Chiaccherando di NY, cupcake e della frenesia di una città come Milano, mi ha fatto assaggiare i gusti gourmet che aveva a disposizione: fior di panna bio, pesca Vampira bio (Forlì), fico d’india siciliano, salvia officinalis (l’ho provata un po’ scettica ma devo dire che è semplicemente favolosa), pecorino toscano e miele millefiori (anche questo, un gelato salato davvero spaziale!) e torta paesana (con cioccolato bio, amaretti, uvetta e pinoli). Le gelaterie artigianali dell’Albero dei Gelati producono solo con ingredienti naturali, di stagione e rigorosamente freschissimi. Se volete tenere sotto controllo tutti i gusti che vengono prodotti e i grandi classici potete controllare sul blog (dove ci sono anche informazioni su tante iniziative e curiosità legate al mondo del gelato). Se invece volete assaggiare anche voi questo gelato, che ha vinto il riconoscimento di Oscar qualità e cortesia Gambero Rosso 2011 (mica si scherza eh!), dovete andare in brianza a Seregno, Cogliate o Barlassina. Beh, si è capito che mi sono innamorata di questo gelato e della sua filosofia?

Marrakech: di spezie, profumi e magia

Come promesso ecco anche qui il mini tour gastronomico di Marrakech pubblicato su HC lunedì. Buona lettura :)

Saltimbanchi, profumo di spezie, carrozze e motorini, strade polverose, vicoli labirintici, incantatori di serpenti, sorrisi, spremute d’arancia fresca, dolci di mandorle e pistacchi, lanterne, tappeti, venditori, compratori e il canto dei muezin che invitano alla preghiera. In un caldo pomeriggio invernale queste sono le prime immagini che ho di Marrakech, una delle città più romanzate dell’intero Marocco. Un mix dove modernità e tradizione si intrecciano come i vicoli polverosi della medina.

Questo mini tour gastronomico della città rossa, parte da quello che tutti cercheranno di offrirvi: il whiskey berbero. No no, non si tratta di un alcolico distillato nel deserto, ma più semplicemente del delizioso tè alla menta marocchino!
Servito rigorosamente bollente, viene offerto in una bella teiera e versato da una grande altezza in piccoli bicchierini. Il tè alla menta scandisce ogni momento della vita marocchina: dalla sveglia al mattino alla merenda pomeridiana con i tipici dolcetti, dai momenti di relax alla fase che precede il rituale della contrattazione. Seduti sulla terrazza del nostro riad, sorseggiando un the alla menta, baciati dagli ultimi raggi del sole e con il richiamo dei muezzin alla preghiera, non potevamo chiedere di meglio come primo assaggio del paese.

Per mangiare si può optare per due scelte: da un lato si può mangiare nei raffinati ristoranti creati appositamente per i turisti, dove i prezzi sono simili ai ristoranti europeri e spesso i menù sono fissi. Questi ristoranti sono sicuramente molto scenografici e la qualità del cibo è buona, ma se si vuole provare l’autentica cucina marocchina c’è solo un posto dove dirigersi al calare del sole: Djemaa el-Fna, una delle principali attrazioni di Marrakech.

Questa piazza, dichiarata patrimonio dell’umanità, è un travolgente sovraccarico sensoriale. Il contrasto tra il giorno e la notte lascia senza parole. Di giorno la piazza è praticamente vuota: donne che tatuano le mani delle turiste con l’henne, pigri incantatori di serpenti, ammaestratori di scimmiette che cercano di attrarre turisti per farsi dare qualche spicciolo e banchetti di deliziose spremute d’arancia. Al calar della sera l’atmosfera cambia completamente e Djemaa el-Fna vi lascerà senza fiato: agli incantatori di serpenti si uniscono cantastorie, giocolieri, saltimbanchi e venditori ambulanti. Nuvole di fumo bianco e denso si alzano dall’angolo a sinistra della piazza, dove si concentrano le numerose bancarelle che preparano e vendono cibo al momento. Per pochi dirham si possono assaggiare deliziose harira (densa zuppa a base di pomodoro e legumi stufati), morgue grigliate (salsicce di agnello piccante), frutti di mare, verdure, couscous, testa di agnello bollita (ecco magari questa la passo J), frittelle, e ovviamente tajine, dolci e the speziati. Basta avvicinarsi a una di queste bancarelle e sedersi con la gente del posto per gustare un’autentica cena marocchina, in un’atmosfera da mille e una notte.

Un pasto marocchino non sarebbe tale senza il pane, che funge anche da aiuto per raccogliere il cibo (dopotutto qui si mangia con le mani!). Il pane marocchino è un disco piatto, poco lievitato e gommoso. Molte famiglie lo impastano in casa e lo cuociono ai forni pubblici, mentre altre lo comprano direttamente nei numerosi negozi e banchetti agli angoli dei vicoli nella medina.
La panetteria marocchina, però, offre il meglio di sé a colazione: dalle Begherir deliziose focaccine spugnose a metà strada tra un pancake e una omlette, da mangiare con miele, marmellata e burro; alle harcha, gustose frittelle di semolino e, per gli amanti del salato le Msemmen (o Rghaif) una specie di piadina che viene servita ben calda e farcita a piacere.

Infine, una menzione speciale la meritano i dolci. La migliore esperienza che si possa fare è entrare in una pasticceria e, sotto gli occhi sbigottiti dei commessi, chiedere un assaggio di tutto! Gusterete dolcetti di tutti i tipi: i famosi Kaab el Ghazal (corna di gazzella alle mandorle), i deliziosi ghoriba aux amandes (che devo dire la verità sono i miei preferiti), il baklava (tipico dolce ripieno di miele e frutta secca), feqquas (biscotti di uva secca, mandorle e semolino) e i briouats (triangolini di pasta fillo fritti ripieni di pasta di mandorle profumata con acqua di fiori d’arancio e cannella).

Dopo questo mini-tour gastronomico nei sapori e nei colori di Marrakech non resta altro che perdersi nei viottoli del souk, dove ciabattini, fabbri, conciatori di pelle e artigiani d’altri tempi lavorano senza sosta. Ma questa è un’altra storia.

Insalata di pollo, bacon e kiwi

Bene, raccontati  i propositi del nuovo anno e annunciati qui i vari cambiamenti che ci saranno nei prossimi mesi, ecco subito una ricetta, giusto per non perdere le vecchie abitudini :)

Devo dire che quest’insalata l’ho scoperta quest’estate e ne ho fatto davvero delle gran scorpacciate :) si tratta di un’insalatina ricca, che ho assaggiato nel bar sotto l’ufficio e di cui mi sono letteralmente innamorata per l’accostamento di frutta, verdura e carne, per la sua freschezza e per la velocità di preparazione. Il tocco in più poi è lo yogurt greco che lega tutto insieme.

Ma insomma cosa c’è dentro questa insalata? Beh, si vede tutto dalla foto…in pratica: kiwi a pezzettini, bacon e pollo grigliati e yogurt greco a guarnire il tutto. Per l’insalata si può usare un po’ quella che si preferisce: misticanza, rucola, ecc. Io ho scoperto la spiancina. Praticamente non ho trovato informazioni per capire se c’è un altro nome per questa insalata, e ho scoperto che la vendono solo nel super sotto casa…tant’è ma io l’ho eletta la mia insalata preferita! Ecco quindi la ricetta, buona per un brunch domenicale in compagnia di amici, per una cena di fine estate o per un picnic al parco. Buon appetito!

Insalata di pollo con bacon e kiwi

Ingredienti: insalata spinacina, 2 kiwi, 6 fettine di bacon, 400 g di petto di pollo

Battere i petti di pollo per farli sottili e tagliarli a striscioline. Scaldare una padella grill antiaderente e fare cuocere per qualche minuto le fette di bacon, fino a quando non saranno belle croccanti. Toglierle dal fuoco, lasciarle raffreddare e tagliarle a pezzetti. Nella stessa padella cuocere le striscioline di petto di pollo, facendo attenzione a non cuocerle troppo, in modo che non diventino troppo asciutti. Terminata la cottura togliere il pollo dalla padella e lasciarlo raffreddare. In un’insalatiera unire tutti gli ingredienti: l’insalata, il pollo, il bacon e il kiwi tagliato a spicchi. Portare in tavola i condimenti (olio, sale, pepe) e lo yogurt greco, servito in piccole ciotoline individuali in modo che ognuno possa condire l’insalata a proprio piacimento. (Io uso solo lo yogurt greco, è così, al naturale, questa insalata è deliziosa!)

Hello, September!

E così, in un soffio, è arrivato anche settembre. Le tanto attese vacanze per quest’anno sono archiviate, l’abbronzatura sta svanendo e si ricomincia la solita vita. Dico ricomincia perché settembre, per me, è il vero inizio dell’anno: quello con i buoni propositi da rispettare, con i pensieri positivi che ti porti dietro dalle vacanze, in cui hai avuto tempo di metterli in fila, uno dietro l’altro, e alla fine mettere un punto. Settembre, periodo di nuovi progetti da mettere in atto, e di nuovi inizi.

E proprio da un nuovo progetto vorrei partire in questo primo post settembrino. Oggi, infatti, prende il via una collaborazione, a cui tengo molto, con Honest Cooking, in cui racconterò di viaggi&food. Il primo post parla di spezie, profumi e magia ed è il racconto culinario di qualche giorno a Marrakech. I vari racconti che pubblicherò su HC saranno annunciati sul blog e pubblicati anche qui, con qualche giorno di ritardo.


Mentre scrivevo questo post per HC ho riflettuto un po’ anche su ilariavafuori e ho deciso che anche qui ci sarà qualche piccolo cambiamento. In primis la grafica, a cui sto lavorando con R., per arrivare poi al cuore vero e proprio del blog. Ho deciso di dare più spazio a un concetto di “cibo allargato”, parlando cioè delle iniziative, dei locali che frequento, dei viaggi e delle curiosità legate al mondo del food in generale. Le ricette resteranno sempre, solo non saranno più il focus del blog. Pronti per questa nuova avventura?