Domenica di shopping e un nuovo arrivo

**Questo post non ha niente a che fare con il food :)**
Visto che le mie avventure con il dentista non sono ancora finite, questo è stato un altro weekend di dolore (meno rispetto al precedente, sia chiaro!). Per rimediare a tutto il dolore patito sabato, ieri mi sono concessa un pomeriggio di shopping, olè ;-) Così, domenica mattina, non troppo presto e non troppo tardi, io e R. siamo andati a girovagare tra le bancarelle del mercatino dei Navigli che si tiene ogni ultima domenica del mese. Libri, gioielli, chincaglierie, mappamondi, vecchie valige, scatole, dischi, quadri, mobili e mobiletti, lampade e sedie.
Girovagando senza una meta, e per una volta senza macchina fotografica, ci siamo addentrati in cortili solitamente chiusi, in nuovi negozietti e chiaccherato con tante persone sorridenti e molto gentili.

Tra i vari banchetti abbiamo scovato quello che è stato da subito un colpo di fulmine: il tavolo della sala. Era da tempo che cercavo un tavolo effetto arte povera (che poi, solitamente, tanto povera non è!), magari un po’ rovinato e possibilmente con una storia alle spalle. Appena l’abbiamo visto, tra i tanti altri mobili esposti, abbiamo capito che sarebbe diventato nostro. La cosa che ci ha colpiti è il colore: rosso macchiato di verde (ok, ok non è un colore vero, lol!). E’ un vecchio tavolo da lavoro, c’è chi dice che si chiama “fratino” perché solitamente è un tavolo che si trova nei refettori dei frati :) Il nostro arriva da una piccola pasticceria fuori Milano. Quale miglior posto per un tavolo di una ex pasticceria, che la nostra sala?! Appena c’è un po’ di luce metto qualche foto :)

Annunci

Ma’ Hidden Kitchen Supper Club

Ci sono posti in cui l’atmosfera che ti circonda è carica di energia positiva, in cui ti senti subito a casa, anche se non conosci praticamente nessuno. Ci sono posti da cui non vorresti mai andare via e serate che ti scaldano. Uno di questi posti, per me, è Ma’ Hidden Kitchen Supper Club. L’ho scoperto online, e mi sono subito incuriosita. La formula è quella del Supper Club, termine che tradizionalmente rimandava a dei club privati ed esclusivi, dove un ristretto gruppo di persone, solitamente appartenenti all’alta società, si trovava per una cena o per fare salotto. Oggi, invece, il termine si utilizza per indicare una sorta ci contro cultura culinaria anche nota come undergound restaurant/home restaurant/hidden kitchen. In sostanza si tratta di un’appartamento che in determinate occasioni apre le proprie porte ad un ristretto numero di persone per una cena preparata dai padroni di casa, in cambio di una donazione per coprire le spese. Solitamente i partecipanti non si conoscono tra loro e quindi accanto al tema del food si unisce un elemento di convivialità e socialità che, in una città chiusa come Milano, non è assolutamente da sottovalutare. La location è segreta e viene svelata ai partecipanti solo qualche giorno prima della data della cena.

Finita la premessa terminologica passiamo al racconto della serata, che prò non era la classica cena, ma una cooking class. Visto il successo delle cene, infatti, Melissa e Lele, padroni di casa e menti dietro Ma’ Hidden Kitchen, hanno deciso di realizzare anche delle lezioni di cucina, con la collaborazione dello chef Andrea Sposini. La formula è sempre la stessa: pochi partecipanti, un piccolo contributo e la cucina a disposizione. Io ho scelto la lezione dedicata all”Homemade butter & co, dal sottotitolo: una concentrazione di preparazioni al burro per bilanciarne l’uso e non l’abuso. Già appena entrata nel piccolo cortiletto della casa ho capito che sarebbe stato amore. Le piante, l’arredamento, le candele e le lanterne mi hanno rapita da subito. E poi, una volta entrati in casa la magia: un bellissimo loft colorato, pieno di oggetti provenienti da tutto il mondo, ricordo di viaggi e avventure, una musica rilassante in sottofondo, la bellissima cucina, il grande tavolo, le sedie e il chiacchericcio delle persone che già erano arrivate. Fatte le presentazioni di rito con lo chef si parte con il corso: c’è chi aiuta in cucina, chi prende appunti, chi sbevazza, chi fa domande, chi fa foto, chi si guarda intorno. Si chiacchera, si scambiano pareri sulle preparazioni, si ascoltano i consigli dello chef sui vari piatti, e si scopre che fare il burro fatto in casa non è assolutamente difficile! Il menù è molto interessante: si inizia con una treccia di pan brioche farcita con cicoria e prosciutto, si continua con gli gnocchi di zucca al doppio burro e con un filetto di trota al burro nocciola, cipolline al miele e cavolo saltato, per finire con una torta di mele con burro al rosmarino. Tutto inizia dalla preparazione del burro, ne facciamo anche due aromatizzati, che ci gusteremo alla fine con il pan brioche.

Le ricette e i consigli dello chef me li tengo stretti, così come mi tengo stretto il ricordo di questa bellissima serata, dei sorrisi di Melissa e Lele, della gentilezza di Andrea e della simpatia dei compagni di corso. Sono uscita, dopo quasi 4 ore, rendendomi conto di non aver pernsato a niente se non a godermi la serata e quel momento, con la voglia di iscrivermi a tutti i corsi, partecipare a tutte le cene e partire subito per un viaggio alla ricerca di oggetti per arredare la mia casetta. Ecco l’unica controindicazione di Ma’ Hidden Kitchen è questa: non ne potrete più fare a meno :)

Se siete curiosi potete guardare il sito, la pagina facebook e la pagine dedicata ai corsi: Può darsi che ci si riveda nella cucina di Melissa e Lele!

* © della prima foto Ma’ Hidden Kitchen

Il Pan’ino, presentazione di un libro in tram

Oggi piccola eccezione alla regola di non postare quasi mai nel weekend. Ieri ho tolto il dente del giudizio (ouch che male!) ed ero un po’ fuori uso. Oggi va un pochettino meglio e cerco di riprendermi il tempo perso in settimana e ieri, che volevo postare mille cose, ma poi non sono riuscita per cause di forza maggiore.

Quello di cui volevo raccontare oggi è questo evento davvero carino, che si svolgerà proprio oggi pomeriggio a Milano. Se siete in giro e non voletevi perdere l’occasione di vedere la presentazione di un nuovi libro tutto dedicato ai panini: da come nascono ai segreti per preparare un panino DOC. E, mentre prendono forma le ricette dei panini, ecco le storie dei produttori scovati mentre si era alla ricerca delle materie prime. Se volete gustarne un’anteprima eccola qui. Il libro vi ha incuriositi? Non perdetevi allora la presentazione, che verrà effettuata su un tram, nel centro di Milano. Dalle 16.00 alle 20.00 sul tram n. 1794 Piazza castello – Piazza Fontana con fermate intermedie. Qui di seguito l’elenco delle fermate della line Tram’ino :)

LINEA TRAM’INO – LE FERMATE
N.B. Gli orari sono indicativi. Ma voi aspettateci il Tram’Ino è in arrivo!

ore 16.00 P.zza Castello / Beltrami (sosta 30 minuti)
ore 16.50 P.zza Fontana (sosta 30 minuti)
ore 17.30 Santa Margherita / P.zza della Scala (sosta 2 minuti)
ore 17.42 P.zza della Repubblica (sosta 2 minuti)
ore 18.00 P.zza della Repubblica (sosta 2 minuti)
ore 18.12 Santa Margherita / P.zza della Scala (sosta 2 minuti)
ore 18.45 P.zza Castello / Beltrami (sosta 15 minuti)
ore 19.30 P.zza Fontana (sosta 30 minuti)
ore 20.20 P.zza Cordusio (fine corsa)

Da non perdere inoltre, tra un morso a un panino e una fotografia, le splendide illustrazioni di Ginaluca Biscalchin.

Il Pan’ino
di Maria Teresa di Marco, Alessandro Frassica,
Foto di Maurizio Maurizi
Guido Tommasi Editore
19,99 euro

Burger autunnale

Chi l’ha detto che l'(ham) burger deve essere fatto con pane, carne, insalata, cipolla e via dicendo? E’ da quando sono stata alla presentazione dell’evento Sane e Buone Abitudini che ci sto pensando. Ero incuriosita dal tema della serata e del concorso, che chiedeva di rivisitare uno dei piatti tradizionalmente belli carichi: lasagne, melanzane alla parmigiana, cheesecake, ecc, e poi, apppunto l’hamburger con le patatine. La mia attenzione si è concentrata da subito su quest’ultimo piatto e ho iniziato a ragionarci su. Ecco come sono arrivata dall’hamburger a questo, che ho definito burger autunnale. Anzitutto ho pensato di eliminare la carne: sappiamo tutti molto bene quanto la produzione della carne sia disastrosa non solo per la sofferenza che provano gli allevamenti intensivi, ma anche per l’ecosistema (sto leggendo questo libro, si vede!). Avevo quindi pensato di fare una sorta di veggie burger, con felafel, oppure con delle polpettine di quinoa. Ma poi ho abbandonato anche questa strada, pensando che il pane dell’hamburger è un carboidrato, così come le patate (anche se definite carboidrato “leggero” sempre un carboidrato è!) e così ho tolto pure il pane. A questo punto ho iniziato a guardarmi in giro al Mercato della Terra ho trovato mele e pere bellissime, di stagione, provenienti da agricoltura biologica. E poi, avvicinandomi al banco del formaggio, ho trovato una deliziosa ricottina di pecora, insaporita con qualche filo di erba cipollina del mio vasetto. A completare il tutto qualche fogliolina di insalata valeriana (ma anche lo spinacino ci sta benissimo) e qualche pistacchio salato. Un filo di olio evo e non resta che assemblare il tutto, in quella che è la mia visione del burger sano, veloce e buonissimo.

E le patatine? Ah si, mi stavo dimenticando le famose patatine. Per cambiare un po’ ho comprato le patate americane, che altro non sono che una radice bella grande, che ho tagliato sottilmente e cotto al forno con spezie, cipolla e un po’ di olio. Il risultato sono delle chips dolci, morbide e profumate.
Ecco, questo è il mio racconto di come ho riconosciuto un hamburger (con patatine), di come l’ho scelto e di come l’ho interpretato, sostituendo e giocando con gli ingredienti!

Burger autunnale

Ingredienti: 1 mela rossa, 1 pera, 250 g di ricotta di pecora (ma anche vaccina), una manciata di erba cipollina (se fresca sarebbe meglio), olio evo, una manciata di pistacchi salati, qualche foglia di insalata valeriana per guarnire, succo di 1 limone, sale e pepe.

In una terrina mescolare la ricotta con un pizzico di sale e pepe. Tagliare l’erba cipollina e aggiungerla alla ricotta, mescolare bene e mettere da parte. In una bacinella versare un po’ d’acqua fredda con il succo di 1 limone: Lavare e tagliare a fettine sottili la mela e la pera. Tuffare le fettine nell’acqua e limone per far si che non si ossidino. Una volta tagliata la frutta prendere le fette e asciugarle sulla carta assorbente. Iniziare a comporre il burger alternando fettine di frutta al composto di ricotta ed erba cipollina. Aggiungere anche l’insalata a seconda del gusto. Concludere con un cucchiaino di ricotta, olio, pistacchi e insalata.

Per le patatine. Lavare e sbucciare 2 patate americane e tagliarle a rondelle non troppo sottili, ma neanche troppo spesse. Foderare con carta da forno una teglia e scaldare il forno a 200°. Adagiare le patate nella teglia e aggiungere un trito di rosmarino, peperoncino e cipolla. Versare olio d’oliva e infornare per circa 35 minuti, controllando le patate e girandole di tanto in tanto. Servire calde.

Cosa fare quando piove?

Non so voi ma a me, quando piove a dirotto per tutto il weekend, spesso viene in mente un libro che adoravo quando ero piccola: Che cosa fare quando piove, di Richard Scarry. Mi ricordo che c’erano casette da colorare, mezzi di trasporto e piccoli personaggi tutti da ritagliare per crearsi una piccola città di amici di carta. Stupore quando in libreria, poco tempo fa, ho scoperto che questo libro esiste ancora :) Questo fine settimana appena passato è stato un po’ così. Sabato mi sono ritrovata sola tutto il pomeriggio perché R. lavorava e, mi sono dedicata ad una cosa che volevo fare da tempo: aprire una pagina tumblr. Spesso mi trovo a vedere bellissime immagini online che vorrei avere la possibilità di rivedere quando mi servono per trovare ispirazione o semplicemente quando ne ho voglia. Ecco, questo è il senso di questo nuovo spazio, dove raccoglierò le mie immagini preferite. Se qualcuno ci fa un salto, sono curiosa di sapere cosa ne pensate :)

Lato cibarie (no no, non ce ne dimentichiamo!) cosa c’è di meglio, quando piove, che coccolarsi con una tazza fumante di cioccolata homemade? Dimenticatevi i preparati già pronti per la cioccolata, questa è buonissima, facile facile da fare e densa proprio come quella che ho bevuto in Belgio.  E se avete bisogno di un aiutino per iniziare la settimana, quando fuori piove a dirotto e sembra proprio che l’inverno sia arrivato, mettete sul fuoco questa cioccolata, che in pochissimo tempo diffonderà il suo profumo per la casa e vi scalderà per bene. Promesso!

Hot Hot Homemade Chocolate 

Ingredienti: 800 g di latte, 3 cucchiai di zucchero di canna, 60 g di cacao in polvere, 40 g di fecola di patate

In un pentolino dal fondo spesso, a fuoco spento, versare il latte e lo zucchero. Setacciare la farina e il cacao e accendere il fuoco, a fiamma dolce. Mescolare per circa 10 minuti il composto fino a quando non sarà liscio e omogeneo. Versare, ancora fumante in 4 tazze e servire subito.

A proposito di New York

Oggi facciamo una cosa nuova…parliamo di NYC :) Non tanto per celebrare la rielezione di Obama (di cui sono moooolto contenta, Four more years e the best is yet to come sono i tormentoni del momento!ma per parlare di quello che sta succedendo nella grande mela. Dopo Sandy, l’uragano che ha messo in ginocchio NY, ieri sera è arrivata anche la neve mentre tantissime persone sono ancora senza elettricità.

Ecco, in omaggio a questa città che tanto amo, oggi vorrei segnalarvi il mio racconto della NY Green su Honest Cooking. Qualche consiglio nel caso in cui, capitando da quelle parti, vi venisse voglia di visitare un farmer market, un supermercato bio o di passare qualche ora su un rooftop tutto verde.

Per tutti i nostalgici ecco invece qui tutti i miei post su New York. Qui invece per info in prima persona per approfondire sul tema dell’uragano, per trovare info nel caso vogliate aiutare e un calendario per raccogliere fondi.

O-ma.ca.sé!

No no, non ho iniziato a parlare in giaponese :) La sushiteca O-ma.ca.sé è, per me, il ristorante giapponese più buono di Milano. L’ho scoperto due anni fa e ci torno regolarmente almeno una volta al mese. E’ uno dei pochi posti che consiglio sempre quando qualcuno chiede “conosci un buon ristorante giapponese?” perché so che vado sul sicuro!
Venerdì scorso ci sono tornata con R. e due amici e ancora una volta abbiamo mangiato benissimo e passato una bella serata. In giapponese O-ma.ca.sé significa “ci penso io” ed effettivamente questo posto è una vera coccola per il palato ma non solo. Il locale non è lontano da Moscova, in una piccola vietta tranquilla a senso unico. Il ristorante è piccolo, intimo, con due sale e una quindicina di tavoli in tutto. Tanti i particolari giapponesi doc: i piccoli origami, le bottiglie di birra e liquori che si vedono sul bancone, i quadri di tessuto alle pareti, e, importantissimo a Milano dove la maggior parte dei ristoranti giapponesi sono in realtà cinesi (sigh!), il personale, tutto giapponese doc come lo chef.

I piatti sono quelli della tradizione giapponese, con un occhio al gusto occidentale e dettati dalla stagionalità. Il menù propone una scelta di piatti fissi e una scelta di antipasti e piatti del giorno, sempre diversi. Buonissimi anche i dolci, tra cui il mio preferito, che vi consiglio assolutamente di provare, è il tiramisù di azuki (i fagioli rossi giapponesi). Nel nostro girovagare tra ristoranti giapponesi a Milano, O-ma.ca.sé è quello con i sapori più vicini a quelli dei cibi che abbiamo assaggiato in Giappone, se vi capita di essere da queste parti non perdete l’occasione di farci un salto (sono aperti anche a mezzogiorno). Qui sotto un po’ dei piatti che abbiamo mangiato, tutti deliziosi!

spiedini di salmone e cachi | crocchette di tonno | insalata soba | grattacielo maki | ebi uramaki | bara-chirashi | arcobaleno maki | tiramisu di azuki | biscotti di pastafrolla (ce li hanno serviti con il caffè :)

Sushiteca O-ma.ca. sé
via San fermo 1, Milano
chiuso domenica
prezzo: un pochettino più caro della media dei ristoranti giapponesi, ma ne vale davvero al pena.

 

Novembre: mele, carote e farro per un muffin

Archiviato il ponte ecco qui una nuova settimana e nuovo mese tutto da affrontare. Non so voi, ma novembre e dicembre sono due mesi che mi piacciono un sacco. L’atmosfera natalizia alle porte, compleanni di persone a cui voglio molto bene, freddo ma non freddissimo, giornate uggiose che fanno venire voglia di rilassarsi in casa con una bella tazza di tè caldo e una copertina. Quest’ultima immagine è proprio quello che ho fatto ieri: tè accompagnati da muffin dal profumo autunnale, computer per sistemare le foto degli ultimi giorni e l’immancabile copertina sulle gambe (fa vecchietta?!). Le foto sono quelle che vedete qui sotto e quelle che arriveranno nei prossimi post, è stato un ponte moooolto profiquo: ho cucinato, assaggiato, chiaccherato con amici e soprattutto fotografato! Quattro giorni davvero rilassanti e dedicati solo a me e a quello che più mi piace fare… ogni tanto ci vuole no?!
Tutto è iniziato quando settimana scorsa ho deciso che avrei fatto il ponte, il primo che riesco a prendermi da quasi un anno e mezzo :) E così dopo aver passato giovedì a sistemare il solaio, venerdì, complice il bel tempo sono andata con R. a fare un giretto al Parco Sempione. C’era tantissima gente: chi correva, chi era in giro con i bambini, chi semplicemente passeggiava, molte le persone armate di macchina fotografica. Devo dire che con i colori autunnali il parco è proprio bello ed è stato una piacevole scoperta. A volte, presi dalla frenesia quotidiana, si passa nei posti senza guardarli veramente ed ogni tanto invece è bello fermarsi e dedicare attenzione ai piccoli particolari. Vi lascio quindi qualche foto degli scorci che più mi sono piaciuti, e più sotto la ricetta di muffin dal profumo autunnale :)

Quindi, dicevamo di questi muffin dal profumo autunnale. Mele, carote e cannella anzitutto e poi la farina di farro, che li rende rustici e corposi, adatti ad essere tuffati in una tazza di tè o caffè americano. Per mantenere i muffin belli leggeri al posto del burro, olio di semi, e infine zucchero di canna e fiocchi d’avena per guarnire il topping. La preparazione, come per tutti i muffin, è semplice semplice. In una terrina mescolare 2 uova, 80 g di zucchero di canna e 50 ml di olio vegetale (io ho usato semi di girasole). Mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo. Mescolare 150 g di farina di farro con 1 cucchiaino e mezzo di lievito in polvere, 1 cucchiaino di cannella e aggiungere il tutto al composto di uova, zucchero e olio. Mescolare bene. Grattugiare una carota finemente, sbucciare una mela e tagliarla a cubetti. Incorporare mela e carota al resto del composto, lasciandolo un po’ grumoso (l’impasto non deve essere completamente liscio). Scaldare il forno a 180° e riempire i pirottini  per 3/4. Spolverizzare sulla superficie dei muffin un po’ di zucchero di canna e i fiocchi d’avena. Infornare per circa 25 minuti. Togliere dal forno e mangiarli ancora belli caldi.