Move on!

Il grande giorno è arrivato :) Da oggi mi trovate solo qui www.ilariavafuori.com

Dopo due anni in cui questo è stato il mio rifugio un nuovo spazio ospiterà i miei racconti e le mie avventure culinarie :)
Non ho ben capito se le iscrizioni a questo blog saranno ancora attive nel nuovo spazio, nel caso potete rilasciare la mail per essere sempre aggiornati.
Ci vediamo su ilariavafuori!

 

 

 

 

Ma’ Hidden Kitchen Supper Club

Ci sono posti in cui l’atmosfera che ti circonda è carica di energia positiva, in cui ti senti subito a casa, anche se non conosci praticamente nessuno. Ci sono posti da cui non vorresti mai andare via e serate che ti scaldano. Uno di questi posti, per me, è Ma’ Hidden Kitchen Supper Club. L’ho scoperto online, e mi sono subito incuriosita. La formula è quella del Supper Club, termine che tradizionalmente rimandava a dei club privati ed esclusivi, dove un ristretto gruppo di persone, solitamente appartenenti all’alta società, si trovava per una cena o per fare salotto. Oggi, invece, il termine si utilizza per indicare una sorta ci contro cultura culinaria anche nota come undergound restaurant/home restaurant/hidden kitchen. In sostanza si tratta di un’appartamento che in determinate occasioni apre le proprie porte ad un ristretto numero di persone per una cena preparata dai padroni di casa, in cambio di una donazione per coprire le spese. Solitamente i partecipanti non si conoscono tra loro e quindi accanto al tema del food si unisce un elemento di convivialità e socialità che, in una città chiusa come Milano, non è assolutamente da sottovalutare. La location è segreta e viene svelata ai partecipanti solo qualche giorno prima della data della cena.

Finita la premessa terminologica passiamo al racconto della serata, che prò non era la classica cena, ma una cooking class. Visto il successo delle cene, infatti, Melissa e Lele, padroni di casa e menti dietro Ma’ Hidden Kitchen, hanno deciso di realizzare anche delle lezioni di cucina, con la collaborazione dello chef Andrea Sposini. La formula è sempre la stessa: pochi partecipanti, un piccolo contributo e la cucina a disposizione. Io ho scelto la lezione dedicata all”Homemade butter & co, dal sottotitolo: una concentrazione di preparazioni al burro per bilanciarne l’uso e non l’abuso. Già appena entrata nel piccolo cortiletto della casa ho capito che sarebbe stato amore. Le piante, l’arredamento, le candele e le lanterne mi hanno rapita da subito. E poi, una volta entrati in casa la magia: un bellissimo loft colorato, pieno di oggetti provenienti da tutto il mondo, ricordo di viaggi e avventure, una musica rilassante in sottofondo, la bellissima cucina, il grande tavolo, le sedie e il chiacchericcio delle persone che già erano arrivate. Fatte le presentazioni di rito con lo chef si parte con il corso: c’è chi aiuta in cucina, chi prende appunti, chi sbevazza, chi fa domande, chi fa foto, chi si guarda intorno. Si chiacchera, si scambiano pareri sulle preparazioni, si ascoltano i consigli dello chef sui vari piatti, e si scopre che fare il burro fatto in casa non è assolutamente difficile! Il menù è molto interessante: si inizia con una treccia di pan brioche farcita con cicoria e prosciutto, si continua con gli gnocchi di zucca al doppio burro e con un filetto di trota al burro nocciola, cipolline al miele e cavolo saltato, per finire con una torta di mele con burro al rosmarino. Tutto inizia dalla preparazione del burro, ne facciamo anche due aromatizzati, che ci gusteremo alla fine con il pan brioche.

Le ricette e i consigli dello chef me li tengo stretti, così come mi tengo stretto il ricordo di questa bellissima serata, dei sorrisi di Melissa e Lele, della gentilezza di Andrea e della simpatia dei compagni di corso. Sono uscita, dopo quasi 4 ore, rendendomi conto di non aver pernsato a niente se non a godermi la serata e quel momento, con la voglia di iscrivermi a tutti i corsi, partecipare a tutte le cene e partire subito per un viaggio alla ricerca di oggetti per arredare la mia casetta. Ecco l’unica controindicazione di Ma’ Hidden Kitchen è questa: non ne potrete più fare a meno :)

Se siete curiosi potete guardare il sito, la pagina facebook e la pagine dedicata ai corsi: Può darsi che ci si riveda nella cucina di Melissa e Lele!

* © della prima foto Ma’ Hidden Kitchen

Burger autunnale

Chi l’ha detto che l'(ham) burger deve essere fatto con pane, carne, insalata, cipolla e via dicendo? E’ da quando sono stata alla presentazione dell’evento Sane e Buone Abitudini che ci sto pensando. Ero incuriosita dal tema della serata e del concorso, che chiedeva di rivisitare uno dei piatti tradizionalmente belli carichi: lasagne, melanzane alla parmigiana, cheesecake, ecc, e poi, apppunto l’hamburger con le patatine. La mia attenzione si è concentrata da subito su quest’ultimo piatto e ho iniziato a ragionarci su. Ecco come sono arrivata dall’hamburger a questo, che ho definito burger autunnale. Anzitutto ho pensato di eliminare la carne: sappiamo tutti molto bene quanto la produzione della carne sia disastrosa non solo per la sofferenza che provano gli allevamenti intensivi, ma anche per l’ecosistema (sto leggendo questo libro, si vede!). Avevo quindi pensato di fare una sorta di veggie burger, con felafel, oppure con delle polpettine di quinoa. Ma poi ho abbandonato anche questa strada, pensando che il pane dell’hamburger è un carboidrato, così come le patate (anche se definite carboidrato “leggero” sempre un carboidrato è!) e così ho tolto pure il pane. A questo punto ho iniziato a guardarmi in giro al Mercato della Terra ho trovato mele e pere bellissime, di stagione, provenienti da agricoltura biologica. E poi, avvicinandomi al banco del formaggio, ho trovato una deliziosa ricottina di pecora, insaporita con qualche filo di erba cipollina del mio vasetto. A completare il tutto qualche fogliolina di insalata valeriana (ma anche lo spinacino ci sta benissimo) e qualche pistacchio salato. Un filo di olio evo e non resta che assemblare il tutto, in quella che è la mia visione del burger sano, veloce e buonissimo.

E le patatine? Ah si, mi stavo dimenticando le famose patatine. Per cambiare un po’ ho comprato le patate americane, che altro non sono che una radice bella grande, che ho tagliato sottilmente e cotto al forno con spezie, cipolla e un po’ di olio. Il risultato sono delle chips dolci, morbide e profumate.
Ecco, questo è il mio racconto di come ho riconosciuto un hamburger (con patatine), di come l’ho scelto e di come l’ho interpretato, sostituendo e giocando con gli ingredienti!

Burger autunnale

Ingredienti: 1 mela rossa, 1 pera, 250 g di ricotta di pecora (ma anche vaccina), una manciata di erba cipollina (se fresca sarebbe meglio), olio evo, una manciata di pistacchi salati, qualche foglia di insalata valeriana per guarnire, succo di 1 limone, sale e pepe.

In una terrina mescolare la ricotta con un pizzico di sale e pepe. Tagliare l’erba cipollina e aggiungerla alla ricotta, mescolare bene e mettere da parte. In una bacinella versare un po’ d’acqua fredda con il succo di 1 limone: Lavare e tagliare a fettine sottili la mela e la pera. Tuffare le fettine nell’acqua e limone per far si che non si ossidino. Una volta tagliata la frutta prendere le fette e asciugarle sulla carta assorbente. Iniziare a comporre il burger alternando fettine di frutta al composto di ricotta ed erba cipollina. Aggiungere anche l’insalata a seconda del gusto. Concludere con un cucchiaino di ricotta, olio, pistacchi e insalata.

Per le patatine. Lavare e sbucciare 2 patate americane e tagliarle a rondelle non troppo sottili, ma neanche troppo spesse. Foderare con carta da forno una teglia e scaldare il forno a 200°. Adagiare le patate nella teglia e aggiungere un trito di rosmarino, peperoncino e cipolla. Versare olio d’oliva e infornare per circa 35 minuti, controllando le patate e girandole di tanto in tanto. Servire calde.

Cosa fare quando piove?

Non so voi ma a me, quando piove a dirotto per tutto il weekend, spesso viene in mente un libro che adoravo quando ero piccola: Che cosa fare quando piove, di Richard Scarry. Mi ricordo che c’erano casette da colorare, mezzi di trasporto e piccoli personaggi tutti da ritagliare per crearsi una piccola città di amici di carta. Stupore quando in libreria, poco tempo fa, ho scoperto che questo libro esiste ancora :) Questo fine settimana appena passato è stato un po’ così. Sabato mi sono ritrovata sola tutto il pomeriggio perché R. lavorava e, mi sono dedicata ad una cosa che volevo fare da tempo: aprire una pagina tumblr. Spesso mi trovo a vedere bellissime immagini online che vorrei avere la possibilità di rivedere quando mi servono per trovare ispirazione o semplicemente quando ne ho voglia. Ecco, questo è il senso di questo nuovo spazio, dove raccoglierò le mie immagini preferite. Se qualcuno ci fa un salto, sono curiosa di sapere cosa ne pensate :)

Lato cibarie (no no, non ce ne dimentichiamo!) cosa c’è di meglio, quando piove, che coccolarsi con una tazza fumante di cioccolata homemade? Dimenticatevi i preparati già pronti per la cioccolata, questa è buonissima, facile facile da fare e densa proprio come quella che ho bevuto in Belgio.  E se avete bisogno di un aiutino per iniziare la settimana, quando fuori piove a dirotto e sembra proprio che l’inverno sia arrivato, mettete sul fuoco questa cioccolata, che in pochissimo tempo diffonderà il suo profumo per la casa e vi scalderà per bene. Promesso!

Hot Hot Homemade Chocolate 

Ingredienti: 800 g di latte, 3 cucchiai di zucchero di canna, 60 g di cacao in polvere, 40 g di fecola di patate

In un pentolino dal fondo spesso, a fuoco spento, versare il latte e lo zucchero. Setacciare la farina e il cacao e accendere il fuoco, a fiamma dolce. Mescolare per circa 10 minuti il composto fino a quando non sarà liscio e omogeneo. Versare, ancora fumante in 4 tazze e servire subito.

O-ma.ca.sé!

No no, non ho iniziato a parlare in giaponese :) La sushiteca O-ma.ca.sé è, per me, il ristorante giapponese più buono di Milano. L’ho scoperto due anni fa e ci torno regolarmente almeno una volta al mese. E’ uno dei pochi posti che consiglio sempre quando qualcuno chiede “conosci un buon ristorante giapponese?” perché so che vado sul sicuro!
Venerdì scorso ci sono tornata con R. e due amici e ancora una volta abbiamo mangiato benissimo e passato una bella serata. In giapponese O-ma.ca.sé significa “ci penso io” ed effettivamente questo posto è una vera coccola per il palato ma non solo. Il locale non è lontano da Moscova, in una piccola vietta tranquilla a senso unico. Il ristorante è piccolo, intimo, con due sale e una quindicina di tavoli in tutto. Tanti i particolari giapponesi doc: i piccoli origami, le bottiglie di birra e liquori che si vedono sul bancone, i quadri di tessuto alle pareti, e, importantissimo a Milano dove la maggior parte dei ristoranti giapponesi sono in realtà cinesi (sigh!), il personale, tutto giapponese doc come lo chef.

I piatti sono quelli della tradizione giapponese, con un occhio al gusto occidentale e dettati dalla stagionalità. Il menù propone una scelta di piatti fissi e una scelta di antipasti e piatti del giorno, sempre diversi. Buonissimi anche i dolci, tra cui il mio preferito, che vi consiglio assolutamente di provare, è il tiramisù di azuki (i fagioli rossi giapponesi). Nel nostro girovagare tra ristoranti giapponesi a Milano, O-ma.ca.sé è quello con i sapori più vicini a quelli dei cibi che abbiamo assaggiato in Giappone, se vi capita di essere da queste parti non perdete l’occasione di farci un salto (sono aperti anche a mezzogiorno). Qui sotto un po’ dei piatti che abbiamo mangiato, tutti deliziosi!

spiedini di salmone e cachi | crocchette di tonno | insalata soba | grattacielo maki | ebi uramaki | bara-chirashi | arcobaleno maki | tiramisu di azuki | biscotti di pastafrolla (ce li hanno serviti con il caffè :)

Sushiteca O-ma.ca. sé
via San fermo 1, Milano
chiuso domenica
prezzo: un pochettino più caro della media dei ristoranti giapponesi, ma ne vale davvero al pena.

 

Novembre: mele, carote e farro per un muffin

Archiviato il ponte ecco qui una nuova settimana e nuovo mese tutto da affrontare. Non so voi, ma novembre e dicembre sono due mesi che mi piacciono un sacco. L’atmosfera natalizia alle porte, compleanni di persone a cui voglio molto bene, freddo ma non freddissimo, giornate uggiose che fanno venire voglia di rilassarsi in casa con una bella tazza di tè caldo e una copertina. Quest’ultima immagine è proprio quello che ho fatto ieri: tè accompagnati da muffin dal profumo autunnale, computer per sistemare le foto degli ultimi giorni e l’immancabile copertina sulle gambe (fa vecchietta?!). Le foto sono quelle che vedete qui sotto e quelle che arriveranno nei prossimi post, è stato un ponte moooolto profiquo: ho cucinato, assaggiato, chiaccherato con amici e soprattutto fotografato! Quattro giorni davvero rilassanti e dedicati solo a me e a quello che più mi piace fare… ogni tanto ci vuole no?!
Tutto è iniziato quando settimana scorsa ho deciso che avrei fatto il ponte, il primo che riesco a prendermi da quasi un anno e mezzo :) E così dopo aver passato giovedì a sistemare il solaio, venerdì, complice il bel tempo sono andata con R. a fare un giretto al Parco Sempione. C’era tantissima gente: chi correva, chi era in giro con i bambini, chi semplicemente passeggiava, molte le persone armate di macchina fotografica. Devo dire che con i colori autunnali il parco è proprio bello ed è stato una piacevole scoperta. A volte, presi dalla frenesia quotidiana, si passa nei posti senza guardarli veramente ed ogni tanto invece è bello fermarsi e dedicare attenzione ai piccoli particolari. Vi lascio quindi qualche foto degli scorci che più mi sono piaciuti, e più sotto la ricetta di muffin dal profumo autunnale :)

Quindi, dicevamo di questi muffin dal profumo autunnale. Mele, carote e cannella anzitutto e poi la farina di farro, che li rende rustici e corposi, adatti ad essere tuffati in una tazza di tè o caffè americano. Per mantenere i muffin belli leggeri al posto del burro, olio di semi, e infine zucchero di canna e fiocchi d’avena per guarnire il topping. La preparazione, come per tutti i muffin, è semplice semplice. In una terrina mescolare 2 uova, 80 g di zucchero di canna e 50 ml di olio vegetale (io ho usato semi di girasole). Mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo. Mescolare 150 g di farina di farro con 1 cucchiaino e mezzo di lievito in polvere, 1 cucchiaino di cannella e aggiungere il tutto al composto di uova, zucchero e olio. Mescolare bene. Grattugiare una carota finemente, sbucciare una mela e tagliarla a cubetti. Incorporare mela e carota al resto del composto, lasciandolo un po’ grumoso (l’impasto non deve essere completamente liscio). Scaldare il forno a 180° e riempire i pirottini  per 3/4. Spolverizzare sulla superficie dei muffin un po’ di zucchero di canna e i fiocchi d’avena. Infornare per circa 25 minuti. Togliere dal forno e mangiarli ancora belli caldi.

Vellutata di broccoli contro il freddo

Se proprio vogliamo dirla tutta e con sincerità, a me i broccoli non è che mi piacessero molto. Poi un giorno R. li ha comprati e li ha cucinati. E ho scoperto che non erano poi così male. Poi li ho ricucinati, e ricucinati ancora e, piano piano ho imparato ad amarli. Settimana scorsa, al mercato, li ho comprati e visto il freddo di questi giorni non potevo che farci una bella zuppa fumante, densa come piace a me e profumata. Vi lascio la ricetta di quello che spero possa diventare il vostro comfort food per questo ponte di inizio novembre, con le giornate che si sono accorciate, le luci accese nelle finestre che a mi piace tanto guardare quando cammino per strada, il freddo che inizia a farsi sentire, che invece non mi piace proprio per niente, e le foglie gialle che cadono dagli alberi. Buona zuppa e buon weekend lungo!

Vellutata di broccoli

Ingredienti: 600 gr di broccoli, 2 cipolle fresche, 1 l di brodo vegetale, 4 cucchiai da tavola di panna fresca (opzionale), sale e pepe, olio evo, 4 cucchiai formaggio grattugiato

Preparare un soffritto con l’olio e la cipolla in una pentola con i bordi alti. Tagliare i broccoli a pezzetti, pelando il gambo. Aggiungere i broccoli al soffritto e fare rosolare e insaporire per qualche minuto. Aggiungere il brodo e lasciare sobbollire per circa 20 minuti. Togliere dal fuoco e passare con un frullatore a immersione. Regolare di sale e pepe, aggiungere poi la panna fino ad ottenere una zuppa cremosa. Spolverare sulla zuppa il formaggio grattugiato e servire.

Vintage Vanilla CheeseCake

Oggi sono particolarmente felice di postare questa ricetta. Settimana scorsa, all’ormai famoso Vintage Tea Party, devo dire che il mio dolce preferito era stata proprio la cheesecake. Morbida, profumata, semplice, non troppo dolce. Insomma questa cheesecake mi ha conquistata e, il tempo di tornare in ufficio lunedì, ho chiesto la ricetta a Matteo per provare a rifarla. Volevo provarci già in settimana, ma poi ho deciso di prendermi il tempo giusto per preparala. Perché si sa, le cose fatte con calma sono le migliori. E così ho fatto. Ho aspettato che arrivasse il sabato, sono andata a fare la spesa, scegliendo un’ingrediente dopo l’altro e spuntandoli sulla lista, per essere sicura di non essermi dimenticata niente. Sono tornata a casa e ho seguito la ricetta passo dopo passo. L’unica modifica che ho fatto è stata diminuire un po’ la dose di zucchero. Per il resto la ricetta è davvero super.
La prima cheesecake che avevo fatto era stata per me un successo ma era però un po’ troppo “pesante” ed ho capito, con questa nuova versione, il perché. Utilizzare prevalentemente la ricotta e al posto del formaggio molle è decisamente una soluzione per me vincente. Per alcuni potrebbe risultare un po’ light, ma per me, così facendo si ottiene la consistenza perfetta: morbida ma non sbrodolosa, solida ma non un sasso. Il fatto poi di cuocerla in forno senza immergerla nell’acqua per me semplifica molto il tutto (non so voi, ma io ho sempre un po’ di ansia quando devo cuocere nel forno con l’acqua: ne avrà messa troppa? Troppo poca? Mah!). Insomma, dico davvero, non ho trovato nessuna nota negativa in tutta la ricetta e se volete stupire amici, colleghi, fidanzati, genitori ecc provatela e non ne rimarrete delusi.

La minicheesecake della foto è una prova, ed è quella che mi sono poi mangiata io a colazione ieri mattina :) Quella “vera” l’ho data a R. che l’ha portata in ufficio ai sui colleghi (miei ex colleghi, spero che vi piaccia!).
Il dietro le quinte per fare la preparazione di questa monoporzione, è simpatico quindi ve lo racconto. Da brava ariete mi sono ostinata a voler fare una monoporzione nonostante non abbia uno stampo così piccolo a cerniera, quindi ho usato un tagliabiscotti di quelli alti, ma leggendo online sembrava che dovessi avere un foglio di acetato. Peccato che erano le 23.35 quando mi è venuta la geniale idea della monoporzione (ma io dico, usare la torta bellissima preparata nel pomeriggio e che riposava in frigo no? no!) e di foglio di acetato neanche l’ombra. Così l’ingegno ha prevalso e si è risolto tutto con un normalissimo foglio di carta da forno attaccato allo stampo con il burro e con un po’ di wasi tape (si si quello giapponese, che ho scoperto non andare a fuoco in forno :). Ecco, magari inizio a chiedere a Babbo Natale degli stampini piccoli piccoli apribili.

Vintage Vanilla Cheesecake (ricetta di Matteo V.)

Ingredienti. Per la base: 150gr biscotti digestive, 60 gr burro. Per il ripieno: 500 gr. ricotta, 250 gr. formaggio morbido, (io ho usato il philadelphia normale), 210 gr. zucchero, 3 uova, 1 cucchiaino di vaniglia

Tritare i biscotti finemente con una mixer o schiacciarli con un bicchiere dal fondo piatto in una ciotola. Sciogliere il burro in un pentolino e aggiungerlo ai biscotti tritati, mescolare con una forchetta e versare il tutto in una tortiera con il fondo imburrato. Schiacciare la base di biscotto con un bicchiere in modo da creare allo stesso tempo la base solida ma anche i bordi (che dovrebbero essere alti più o meno come metà tortiera o poco di più, io ho usato una tortiera di 16 cm di diametro). Mettere la tortiera in forno per 7 minuti a 180 gradi, dopodiché lasciare riposare all’aria aperta per 30 minuti. Se c’è tempo, trascorsi i 30 minuti, è consigliabile mettere la tortiera in frigo per altri 30 minuti.

Mentre la base riposa preparare il ripieno: frullare tutti i formaggi freddi fino ad ottenere un composto cremoso, aggiungere lo zucchero e la vaniglia e continuare a frullare. Aggiungere un uovo alla volta e mescolare* bene tra un uovo e l’altro per fare in modo che sia ben amalgamato al resto del composto. Riempire lo stampo con il composto e mettere nel forno a 170 gradi per circa 50 minuti – 1 ora (dipende da quanto è alto il cheesecake).
Una volta che il cheesecake sarà cotto (quando la parte superiore diventerà dorata) toglierlo dal forno e lasciarlo riposare all’aria aperta per un’oretta e poi riporre in frigo per qualche ora, meglio se per tutta la notte **

*Per fare la cheesecake ho utilizzato il Kitchen Aid con le fruste.
**Matteo mi ha detto che di solito, quando gli capita di preparare la cheesecake la prepara la sera per il giorno dopo, in modo che riposi in frigo tutta la notte.

Weekend Report: The Vintage Tea Party

Sono proprio felice di raccontare, con le parole e con le foto, il bellissimo pomeriggio che ho passato domenica scorsa al Vintage Tea Party. A dire il vero, come sempre quando c’è qualcosa che mi è piaciuto molto, non so neanche bene da dove iniziare perchè ci sono troppe cose di cui vorrei parlare. Faccio ordine nei miei pensieri e, come tutte le buone storie che si rispettino, inizio dal principio. Matteo è un mio collega, è una persona deliziosa, piena di interessi, curiosa e genuina, proprio come le persone che piacciono a me :) L’idea del vintage tea party arriva da lontano, e mi piace racocntarve brevemente la sua genesi.

Matteo è stato in Australia per un anno e proprio lì è entrato in contatto con il modello culturale anglosassone da un lato e asiatico dall’altro, scoprendo una passione innata per i tè e il suo rito. L’idea di trasformare questa passione in evento, però, nasce dopo un viaggio a Londra dove ha partecipato ad un vero e proprio afternoon tea. Da quel momento si è documentato e ha iniziato a sperimentare, cercando di riprodurre artigianalmente i tè speziati e profumati che aveva assaggiato. Dai tè alle piccole delizie dolci e salate il passo è stato brevissimo ed ecco nato l’evento! L’obiettivo è quello di fare scoprire a tutti l’immenso mondo dei tè e di fare passare agli ospiti un piacevole pomeriggio.

Candele, tavoli e tarocchi
Lasciata l’autostrada Milano-Torino, e immettendosi sulla A26 per Genova il paesaggio cambia. Le fabbriche e il paesaggio urbanizzato lasciano il posto a campi e casali con le colline sul sfondo. Arrivati a Casale Monferrato facciamo un giretto per il centro, un’insieme di stradine con il ciottolato per terra e i portici, con i tipici caffè, che circondano la piazza. E poi, proprio davanti al negozio dei Krumiri Rossi (che però essendo domenica era chiuso) ecco il portone verde che apre su un cortile interno. Un’altra porticina ed eccoci al Circolo Pantaguel. Non voglio esagerare, ma secondo me le parole non rendono abbastanza giustizia alla prima impressione che ho avuto entrando nel circolo. Un corridoio stretto che si apre su una sala rettangolare: tavoli e sedie di recupero tutti diversi, l’illuminazione data solo da qualche lampada fioca e dalle candele posizionate su ciascun tavolo. Tanta gente seduta intenta a chiacchierare e a mangiare piatti straboccanti di dolcetti e piccoli tramezzini salati. Vassoi con tazze di tè fumanti e poi, in fondo alla stanza, un grand tendone che porta alla parte esterna del circolo con altri tavoli, persone, candele, dolcetti… e Dave (aka Davide Ragona)! Seduto su una poltrona-trono è stato tutto il pomeriggio intento a leggere tarocchi e raccontare il significato delle carte. Se volete leggere del suo progetto 121 e le favole che sono nate da questi incontri potete farlo qui.
Sorrisi e chiacchere con persone appena incontrate, risate e davvero un’atmosfera d’altri tempi (direi vintage!).

Il sentiero dei pasticcini segreti
I protagonisti del pomeriggio, però, sono i tè e i dolcetti che Matteo ha preparato il giorno prima per garantirne la freschezza. Sul bancone ci sono i piatti che mettono in mostra tutti i dolcetti e i salatini che si possono ordinare. Io personalmente sono rimasta senza parole: dalla presentazione ai nomi di ciascun pietanza, tutto è estremamente originale e curatissimo. Non sapendo cosa ordinare, abbiamo ordinato un piatto salato e uno dolce, in modo da assaggiare praticamente tutto :)


Una volta arrivato il piatto le nostre attese non sono state tradite: i dolcetti sono tantissimi, belli e soprattuto deliziosi da mangiare. Dal tiramisù verde al te matcha alla classica cheescake con vaniglia, dal capcake autunnale con mou, caramello e cioccolato bianco, al rosarum una pannacotta di lamponi, fragole e acqua di rose. E poi ancora il vegan cupcake, il queen angela cake un pan di spagna con crema ai frutti di bosco, il cupcake dei boschi ai mirtilli con crema di frutti di bosco, il biscottino cremino, il royal cupcake al cioccolato con crema cioccolatosa e zuccherini, le locandiere teiere che altro non sono che frollini di riso a forma di teiere e infine l’insolita cipolla, una sfoglia con cipolle caramellate dolci.
Pensate che sia finita qui? Ma certo che no! Oltre a tutti questi dolci c’erano anche le proposte salate: dal tramezzino per benino con zucchine grigliate, robiola, olive nere e insalata, alla pera puzzona, una barchetta con gorgonzola, noci e pere (devo ammettere che questa è stata la mia proposta salata preferita!), dalle casalinghe innovative, un tortino salato con spinaci, uvetta pinoli e uova al mini vegan burger un panino mignon con felafel e maionese di soia. E poi tanto altro che non sto ad elencare se no non finisco più :)

Se m’innamoro sarà di tè
Il vero protagonista del Vintage Tea Party, però è il tè che si merita un menù tutto dedicato: tè caldi, tisane, bevande fredde e liquori rigorosamente fatti in casa.

Ad ogni tavolo le tazze sono tutte una diversa dall’altra e tipicamente vintage. Le ho adorate da subito, come non avrei potuto? Tante e profumate le proposte provenienti praticamente da tutto il mondo: tè verdi, neri, bianchi, con frutta, fiori, spezie e fiori. Beh io avrei voluto provarli tutti. E poi i liquori homemade con camomilla, lavanda e calendola oppure speziati con cannella, zenzero, cardamomo e chiodi di garoflo.

Ecco, di questa domenica pomeriggio passata con i miei amici, potrei raccontare per ore perché credo che quando una cosa viene fatta con passione, l’entusiasmo diventa contagioso e si diffonde nell’aria. Bravo Matteo e brave le Locandiere che lo hanno aiutato nell’organizzazione dell’evento. Chi viene al prossimo Vintage tea Party?