Tortine di zucca e mele

Effettivamente avevo promesso la ricetta dei cracker che mi ero preparata insieme alla zuppa di Cucina-to, ma poi ho aperto il frigo e ho trovato un pezzetto di zucca avanzato da un’altra ricetta e non ho resistito a farla finire in un dolce. Al mercato avevo comprato anche delle mele e ho pensato di preparare questi tortini super autunnali e coccolosi.

Poi, il caso vuole, che proprio sotto casa mia abbiano aperto da qualche settimana un negozio di prodotti bio con farine di tutti i tipi e casualmente ci ho fatto un giretto uscendo con chili di farina tra cui: farina di riso, di farro, di kamut e di miglio (eh, che ve devo dì, ognuno ha le sue fisse!). E siccome mescolare le farine e sperimentare è una cosa che mi piace proprio tanto ecco quindi come nasce questo tortino.

Tortino zucca e mele

Ingredienti: 90 g di burro, 100 g di farina di mandorle, 60 g di farina di riso, 70 g di zucchero di canna, due mele, mezza zucca, 2 uova, 1 cucchiaino di lievito, 60 g di buttermilk, un pizzico di sale, vaniglia

Per prima cosa cuocere al vapore la zucca (io lo faccio in pentola a pressione e ci vogliono davvero 10 minuti). Nel frattempo fare sciogliere il burro a fuoco basso e lasciarlo raffreddare. In un recipiente mescolare le farine  con il sale, la vaniglia e il lievito. In un’altro recipiente mescolare le uova, il buttermilk e lo zucchero. Quando la zucca sarà cotta togliere la buccia e ridurre la polpa in purè. Unirla al resto del composto e mescolare. Tagliare a fettine la mela e aggiungerla al resto dell’impasto.
Preriscaldare il forno a 180°, imburrare gli stampini da muffin o utilizzare i pirottini, Riempire lo stampo e cuocere per circa 20 minuti (fare la prova dello stecchino per verificare la cottura). Una volta pronti sfornare i tortini e lasciarli raffreddare qualche inuto. Per me sono ottimi se serviti ancora tiepidi.

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Cucina-to: non la solita minestra!

Quella di oggi è una storia di bontà, semplicità e genuinità sotto ogni punto di vista. Oggi vi parlo di Cucina-to un progetto di Luca, Elisa e Livia che a Torino hanno iniziato la loro avventura. Cucina-to è una gastronomia artigianale che produce piatti pronti di qualità, cucinati con materie prime fresche e stagionali coltivate ed allevate da produttori locali attenti al benessere dell’uomo, dell’ambiente e degli animali.
Con queste premesse come non essere curiosi? Ecco, devo dire che solitamente non mangio zuppe preconfezionate, mi piace farmele io: scegliere la verdura, sbucciarla e cuocerla lentamente, mescolando e annusando quello che bolle in pentola. Ma questa volta mi sono fatta tentare e, lo confesso subito, sono stata rapita dal profumo e dalla bontà di questa zuppa. Quella che ho provato io la vedete qui sopra, è stata l’orzotto con zucca e cime di rapa.
Preparala è davvero semplice. Basta aprire la confezione (rigorosamente di plastica riciclabile e trasparente, per farti vedere cosa c’è dentro), versare il contenuto in una pentola aggiungere uno o due bicchieri d’acqua (noi ne abbiamo aggiunti tre perché a R. piace più brodosa :) e fare scaldare per qualche minuto. Il profumo che si diffonderà per la cucina mentre preparate la zuppa non lascia spazio a dubbi: questa è proprio una zuppa come quella che faccio io.
Una volta pronta e assaggiata la conferma definitiva: questa è una zuppa che sa di zuppa! I pezzettoni di zucca e la cima di rapa si vedono e si sentono, hanno un delizioso profumo e una consistenza perfetta. Non ci sono altre parole per descrivere questa minestra se non buona, buona e ancora buona!

Qui sopra il piatto bello, profumato (peccato non possiate sentirlo!) e gustoso. Non mi resta quindi che provare anche tutti gli altri piatti, tra cui spero ci sia anche qualcosa di passato (visto che le zuppe passate sono le mie preferite!). Se anche voi volete provare i prodotti di Cucina-to non vi resta che dare un’occhiata qui e cercare il negozio dove trovarli. E se siete a Torino potete fare un salto in laboratorio, in via Bonzanigo 5/G.
Mai claim fu più azzeccato: Cucina-to, non è la solita minestra! Bravi ragazzi, continuate così :)

Ps. prossimamente la ricetta dei cracker che accompagnano la zuppa. Ah, dimenticavo, buon lunedì!

Che si fa questo weekend? Io vado a Kuminda!

E’ la domanda che sorge più o meno spontanea dal giovedì pomeriggio: che si fa questo weekend? Il tempo, almeno qui a Milano, non è dei migliori, inizia a fare freschino e nel fine settimana sembra che non migliorerà. Quindi niente picnic autunnali o gite fuori porta, e quindi quando ho letto del Festival del diritto al cibo Kuminda ho pensato che fosse la risposta perfetta alla mia voglia di passare un pomeriggio diverso dal solito. Ci sono un sacco di buoni motivi per partecipare a questo festival. Primo perché il sottotitolo mi piace molto molto: “coltivare la diversità” mi sembra azzeccatissimo, si tratta di cinque giorni dedicati al cibo giusto e buono (altro concetto che mi piace assai)  per incontrare esperti e produttori, per degustare piatti e scoprire sapori da tutto il mondo, per  giocare, imparare, guardare e cucinare. Secondo perché si tiene in uno dei miei posti preferiti: la Cascina Cuccagna, un posto che è a Milano ma dove non sembra di stare a Milano. Terzo perché c’è un programma fittissimo di incontri, spettacoli, laboratori per bambini e conferenze. E quarto perché ho scoperto che ci sarà il gelato più buono del mondo: l’Albero dei Gelati :)

Beh, io ci farò un salto domani pomeriggio, chi viene?

Kuminda | 11-15 ottobre
Cascina Cuccagna
Apollo Spazio Cinema

Di cioccolato, pistacchi e gobbette

Ok, ok, non è uno dei principali problemi del mondo, però la questione della gobbetta delle madeleines devo dire che non mi andava del tutto giù. Le prime volte non mi è venuta e ho pensato che fosse perché nell’inesperinza avevo sbagliato qualcosa, ma poi la ricetta è così facile che in effetti cosa c’è da sbagliare? Niente! Nei tentativi successivi a volte è uscita e a volte zero, un piattume totale. Beh questa volta, non so bene perché, è uscite praticamente a tutte le madeleines che ho sfornato. E pensare che questa volta non ho neanche fatto riposare l’impasto nel frigo. A questo punto mi arrendo, questa gobbetta viene quando le pare e piace, e soprattutto quando meno te la aspetti :)

Scherzi a parte, questa ricetta è presa da uno dei guru della pasticceria d’oltralpe, niente popodimeno che da Pierre Hermé (a Parigi ero rimasta folgorata dai suoi negozi). Ma la ricetta mica potevo lasciarla così, no?! E infatti mi è venuto in mente che era da qualche tempo che volevo provare l’abbinamento cioccolato bianco e pistacchi. Detto, fatto. Queste madeleines non battono le mie preferite in assoluto ma hanno comunque il loro perché: nonostante il cioccolato bianco non sono troppo dolci e i pistacchi danno un retrogusto salatino, che sta benissimo con il dolce del cioccolato. La morbidezza e la gobbetta hanno fatto il resto :)

Da gustare sorseggiando una tazza di tè verde che arriva direttamente da Mariage Frères di Parigi!

Madeleines cioccolato bianco e pistacchi

Ingredienti: 100 g di farina, 100 g di cioccolato bianco tritato finemente, 100 g di burro, 1 cucchiaino di lievito biologico, 2 manciate di pistacchi tritate grossolanamente, 2 uova, 50 g di zucchero a velo

Fondere il burro a fuoco dolce, una volta fuso metterlo da parte e farlo raffreddare. Nel mixer sbattere le uova con lo zucchero, fino a farle diventare belle spumose. Aggiungere la farina setacciata con il lievito e il burro fuso raffreddato, mescolare. Tritare grossolanamente il cioccolato bianco e i pistacchi e unirli all’impasto. Mescolare fino a quando il composto sarà liscio ed omogeneo. Scaldare il forno a 200° e versare l’impasto negli stampini. Infornare per 4 minuti e poi abbassare la temperatura a 180° per altri 6-8 minuti. Togliere dal forno e lasciare raffreddare; si conservano per qualche giorno in una scatola a chiusura ermetica.

Polpette di melanzane


Sembra che questa settimana i post siano tutti dedicati alle mie passioni :) La verità è che si tratta di un caso, però la cosa mi fa sorridere. Effettivamente, dopo la dichiarazione d’amore al momento della colazione eccomi a parlare di un altro mio grande amore: le polpette. Che poi non so bene perché mi piacciano così tanto, ma mettetemi davanti una polpetta e io non so resistere. Che sia di carne, di pese o di verdura come in questo caso, le polpette esercitano su di me una vera attrazione. Ma partiamo dall’inizio. Lo scorso weekend, nel solito giro di spesa, mi sono lasciata tentare da delle bellissime melanzane viola. Lo so, lo so, la stagione è praticamente finita, ma avevo una voglia matta di mangiarmele con il sugo (tipo una parmigiana assolutamente non fritta) e così le ho comprate. Devo dire che erano davvero buone, dolci e gustose. Per farla breve, dalla parmigiana sono avanzate delle fette di melanzana e ho deciso di farci delle belle polpettine.

La ricetta è facilissima, quelle che ti salvano dal solito arrivo improvviso di amici a cena; possono essere mangiate come stuzzichino-aperitivo oppure come secondo, sono morbide. Io ci avrei aggiunto il sesamo, ma a R. non piace, quindi per questa volta niente di fatto, ma al prossimo giro non mancheranno sicuramente.

Polpette di melanzane

Ingredienti: 2 melanzane, 2 uova, 1/2 spicchio d’aglio, pangrattato, pecorino (o grana) grattugiato, prezzemolo, sale e pepe

Pulire le melanzane, lavarle e asciugarle. Grigliarle o passarle in forno (a 200° per circa 30 minuti). Quando le melanzane saranno cotte, toglierle dal forno e lasciarle intiepidire. Mettere la polpa in un colino e premere per fare in modo che l’acqua esca. Mettere le melanzane in un recipiente capiente e aggiungere le uova, il formaggio grattugiato, il basilico e l’aglio schiacciato. Regolare di sale e pepe e unire il prezzemolo. Impastare per bene e quando il composto sarà omogeneo fare delle polpettine tonde della grandezza di una noce. Passarle nel pangrattato una dopo l’altra e disporle su una teglia da forno precedentemente ricoperta con carta da forno. Infornare per  25-35 minuti a 180°. Togliere dal forno, lasciare raffreddare qualche minuto e servirle.

Colazione, a love story

Credo di averlo detto già taaaaante volte, ma lo ripeto: io amo il momento della colazione. Durante la settimana, quando i minuti sono contati, purtroppo è super veloce: qualche biscotto, una tazza di tè o una spremuta e via. Ma nel weekend non vedo l’ora che arrivi questo momento. Solitamente è un momento tutto per me, perché R. dorme sempre un pochettino di più e non ama sedersi a mangiare di primo mattino. Io invece mi sveglio praticamente pensando solo al rito che mi aspetta. Preparare la spremuta o il succo, imburrare il pane e poi ricoprilo di marmellata, aspettare che il toast sia pronto, mettere a mollo nell’acqua bollente il tè scelto per l’occasione, e via dicendo. Questo weekend mi sono preparata dei biscottini molto sani, con la farina di farro che ultimamente, insieme a quella di kamut, sto usando tantissimo. Quindi farro, nocciole e cioccolato, un ottimo mix per iniziare al meglio la giornata, non trovate?

Prima della ricetta volevo condividere una piccola lista di alcune cose deliziose che mi hanno colpito in quest’ultimo periodo:

questo progetto qui

questo video sulla Birmania, paese su cui mi sto documentando e che spero di poter visitare presto

il trailer di questo libro, non vedo l’ora che esca

il nuovo numero di Sweet Paul Magazine

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Biscotti di farro con cioccolato e nocciole

Ingredienti: 80 g di burro a temperatura ambiente, 110 g di zucchero di canna, 1 uovo, qualche goccia di essenza di vaniglia, 145 g di farina di farro, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 50 g di nocciole tritate, 50 g di cioccolato fondente tritato (o gocce), 4 cucchiaini di cacao.

Scaldare il forno a 160°. Lavorare insieme il burro e lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere l’uovo e l’essenza di vaniglia e mescolare bene. Mescolare il lievito alla farina e unire il tutto all’impasto. Mescolare delicatamente e unire le nocciole, il cioccolato tritato e il cacao. Con un cucchiaino prelevare delle piccole parti dall’impasto e formare delle palline. Posizionarle, appiattendole leggermente, sulle teglie del forno, precedentemente ricoperte con carta da forno. Distanziarle di qualche centimetro l’una dall’altra poiché in cottura tenderanno ad allargarsi. Cuocere i biscotti per circa 20-25 minuti, fino a quando non saranno belli dorati. Toglierli dal forno e lasciarli raffreddare per qualche minuto. Si conservano per una settimana in un barattolo o in una scatola a chiusura ermetica.

Weekend amarcord: gnocchi di zucca e cinema

Non c’è niente da fare, il weekend passa troppo velocemente. Specialmente quelli come questo appena trascorso. In realtà non c’è stato niente di speciale, ma tra le uscite con gli amici e una domenica in cucina con R. per me è stato proprio un bel weekend. Che poi è così che funziona, no? Sono le piccole cose che ti rendono felice.

Sabato sera mi sono ritrovata al Milano Film Festival a guardare un film di Troisi all’aperto, seduta nell’erba, con una birretta e un panino in mano. Una cosa super semplice, che mi ha fatto ricordare di quando piccola, al mare andavo al cinema all’aperto.
Da questo ricordo del passato, mi è venuta voglia di fare gli gnocchi a mano, come quando ero piccola e li facevo con mia mamma. Siccome avevo ancora la zucca comprata settimana scorsa al Mercato della Terra, ho deciso di provare a fare gli gnocchi alla zucca. E devo dire che questa volta l’esperimento è riuscito. Si, perché avevo già provato lo scorso inverno a fare questi gnocchi, solo che l’altra volta nonostante l’impasto sembrasse dela giusta consistenza una volta cotti erano diventati durissimi. Questa volta, invece, sarà per la bontà della zucca o perché questa volta li ho cotti al vapore e non in forno, la consistenza, anche dopo la cottura è stata perfetta. Il condimento, per questa volta è molto semplice: burro e salvia, mentre la prossima volta voglio provare con un sughetto al burro ed amaretto. Nel frattempo, se qualcuno ha consigli su abbinamenti e altre ricette, io sono tutta orecchi!

Gnocchi di zucca

Ingredienti: 400 g di zucca, 300 g di farina bianca, sale, burro, salvia, pecorino grattugiato

Tagliare la zucca, pulirla e cuocerla a vapore (io ho usato la pentola a pressione e in 10 minuti è pronta!). Una volta cotta togliere la buccia della zucca (che a questo punto verrà via molto facilmente) e schiacciare la polpa con la forchetta. Unire la farina e impastare fino ad ottenere un composto morbido. Con l’impasto ottenuto formare dei salsicciotti e tagliare gli gnocchi. Lessarli in acqua salata e, una volta cotti, condirli con burro fuso, salvia e pecorino grattugiato.

La Botteghina di Alghero

Riassunto della puntata precedente: quest’estate sono stata per qualche giorno ad Alghero, in Sardegna. Quello di cui racconto oggi è il primo dei due ristoranti che ci hanno colpito per bontà del cibo, gentilezza del personale e prezzi ragionevoli. Tra una miriade di ristorantini ad hoc per i turisti, questi sono quelli che ci hanno colpito per la loro genuinità. Oggi vi parlo del primo: La Botteghina.

”Cucina genuina, tutto fresco, tutto di stagione da piccole produzioni locali di qualità” questa è la dichiarazione di intenti che ci ha attirato, oltre all’atmosfera riservata e informale del locale (solo 12 tavoli). L’arredamento delizioso e il menù invitante hanno fatto il resto, e quindi ecco qui un racconto fotografico della nostra cena.

Il menù è molto semplice, abbinamenti di terra e mare e un menù con i piatti del giorno ci accolgono al nostro arrivo. Quello che ci colpisce sono gli accostamenti tra gli ingredienti (rigorosamente prodotti a km 0 o comunque di produzione sarda) soprattutto per le pizze, che hanno una formula 50 cm da guarnire come si preferisce. Optiamo per una pizza-antipasto da dividere e scegliamo due abbinamenti che non ci deludono: formaggi sardi e  zucchine, menta, pinoli e mozzarella. Buonissime! La pizza non viene cotta nel forno a legna, ma è comunque deliziosa: è bassa, croccante (ma non secca) e gli ingredienti freschi che la guarniscono fanno il resto. Per continuare abbiamo preso la fregola sarda (che io non avevo mai mangiato! beh c’è sempre una prima volta, no!?) con cozze, cipollotti e bottarga, il tutto accompagnato da pane carasau. Il piatto è colorato, fresco e gustoso, da oggi credo che la fregola entrerà a far parte dei miei primi :) R. ha invece assaggiato le Linguine di mare con cozze e veongole. Molto buono anche questo piatto. Per concludere e non farci mancare proprio niente il dolce che ci ha conquistati è stato il tiramisù fatto in casa. Cremoso e dolce al punto giusto, anche se non abbiamo capito se la base era fatta di pavesini (e non savoiardi) e se nella crema di mascarpone ci fosse qualcosa di “salato” perché il gusto era un po’ più forte rispetto al solito. Comunque il gusto d’insieme era perfettamente bilanciato, quindi…promosso anche il tiramisù!

L’atmosfera del locale è molto delicata, intima e informale. Tavoli con piano in marmo, niente tovaglia, acqua fresca del rubinetto, e costo del coperto pari a zero. Non chiedete coca cola o bevande industriali, qui non ne troverete. I vini sono per lo più sardi proprio come il resto dei prodotti.

Alle pareti ci sono quadri di un artista sardo e some sottofondo una selezione musicale davvero piacevole. Nel ristorante sono venduti anche prodotti locali come vini e olio. L’olio in particolare ha attirato la mia attenzione, per via di un packaging molto curato e, a mio avviso, molto bello. L’azienda è questa, io me ne sono innamorata e ho già pianificato gli ordini per i regali di Natale :)

**Photo courtesy of Mauro Arena**

La Botteghina
via Principe Umberto 63 – Alghero
tel. 079 9738375

Aio! 6 cose da non perdere ad Alghero

Aio ed eia sono state le espressioni più sentite nella mini vacanza di quest’estate. Si perché quest’anno, causa di forza maggiore, niente viaggioni dall’altra parte del mondo, niente girovagare zaino in spalla, ma una vacanza tranquilla, all’insegna di relax, sole, mare e buon cibo. Dove? La scelta, presa un po’ all’ultimo minuto, grazie alle offerte dei voli e ai racconti della mia amica I., è ricaduta su Alghero, elegante cittadina sulla costa nord-occidentale della Sardegna. Devo dire che non me l’ero molto immaginata e quando sono arrivata e ho fatto un primo giro di ricognizione sono rimasta piacevolmente stupita. Alghero è una cittadina molto graziosa: le mura, il centro storico pieno di viuzze e di stradine di ciottoli, i ristoranti e i baretti, regalano un’atmosfera elegante e al tempo stesso molto rilassata alla città. Quindi, se avete in programma un weekend in quel di Alghero ecco le cose che a mio modesto parere non dovete perdervi.

1. Spiagge. Alghero è circondata di spiagge e spiaggette. Le più famose sono a nord della cittadina, alcune, come il lido si possono raggiungere a piedi; altre, come la spiaggia del Lazzaretto e delle Bombarde sono più lontane e si possono raggiungere in bici (vedi dopo) o con dei comodi autobus che partono dal centro città e fanno il giro di tutte le spiagge (gli orari si trovano alla pro-loco).

 

Spiaggia di Maria Pia. Si trova a nord della città, è la prima bella spiaggia dopo il lido. Si può raggiungere a piedi o in bicicletta. La spiaggia è lunga, di sabbia fine e preceduta da dune con una bella e profumata pineta. La spiaggia è tutta libera tranne alcuni micro pezzettini in corrispondenza dei baracchini dove si possono mangiare panini, gelati ecc. Se avete poco tempo questa è la spiaggia che fa per voi!

 

Spiaggia le Bombarde. E’ la prima bellissima spiaggia inclusa nel parco naturale regionale di Porto Conte, a una decina di km dal centro città. Dietro la spiaggia c’è una vasta pineta, in cui c’è un albergo e diverse case private. La spiaggia ha una parte attrezzata e una parte, più piccola, libera.

Spiaggia del Lazzaretto.  Questa è in assoluto la mia spiaggia preferita. Si trova poco dopo le Bombarde, a circa 13 km da Alghero. L’acqua va dal turchese al trasparente, la spiaggia è di sabbia bianca e finissima. La spiaggia è una mezzaluna, non molto larga con una parte privata con lettini e ombrelloni. Più avanti ci sono altre piccole insenature che si possono raggiungere a piedi dalla strada.

2. Bici. Noleggiare una bicicletta e andare alla scoperta delle spiagge o dell’entroterra è un passatempo delizioso. Alghero è costellata di piste ciclabili per cui si può girare in sicurezza, godendosi anche il paesaggio. Noi abbiamo noleggiato le bici per 3 giorni da “RentABike” e, insieme alle bici tutte nuove perfettamente accessoriate, ci è stata consegnata una mappa con i percorsi ciclabili intorno alla città e le varie distanze. Dopo tutte le mangiate un po’ di moto ci ha fatto sicuramente bene :)


3. Godersi il tramonto. Uno degli spettacoli naturali più belli di Alghero è godersi il tramonto dai bastioni. Tutti i ristorantini e i baretti hanno dei posti a sedere all’aperto e, mentre si sorseggia l’aperitivo, si può guardare il sole calare sui monti dell’insenatura. Il nostro posticino preferito è stato il Buena Vista (anche se devo dire che se si è in 4 due persone devono dare le spalle al tramonto…vabbè), dove abbiamo sorseggiato aperitivi di tutti i tipi stuzzicato patatine. Se volete godervi il tramonto for free, magari con un Ichnusa alla mano sedetevi sui muretti dei bastioni. Lo spettacolo è garantito.


4. I dolci tipici. Beh, che dire, come non fare accenno ai dolcetti sardi? Semplicemente deliziosi. Noi ce li siamo concessi una domenica mattina per una colazione da campioni. Mostaccioli (quelli bianchi nella foto), amaretti (eh si, anche in Sardegna ci sono gli amaretti!), pabassinos, ciambelle, gattou e chi più ne ha più ne metta. Molti dolci hanno il miele, uvetta e frutta secca. Tra i dolci da provare assolutamente c’è anche il torrone, anche questo arricchito da miele e frutta secca.

5. Capo Caccia. Se avete la macchina, o se siete in bici e siete ben allenati, una gita da non perdere è quella al promontorio di Capo Caccia da dove si può vedere la rada di Alghero da una parte e dall’altra il mare aperto. La gita si può fare anche in barca, visitando anche la famosa Grotta di Nettuno (visitabile anche a piedi, scendendo i 656 gradini della scala chiamata del capriolo, vi lascio immaginare perché :)
Noi siamo stati a Capo Caccia poco prima del tramonto, la luce calda, il silenzio e la pace del luogo, il vento tra i capelli e il blu del mare hanno reso questa mini-gita davvero speciale. Grazie Isa!

 
6. La buona cucina. Molti dei ristoranti che troverete lungo i bastioni e nella città vecchia vi sembreranno delle vere trappole per turisti. Effettivamente un’occhiata ai menù e ai prezzi non potranno che confermare le vostre impressioni. Noi però non ci siamo fatti scoraggiare ed ecco che gira che ti rigira, parla con la gente del posto e leggi recensioni varie, alla fine siamo riusciti a trovare due posticini doc, da segnalare e provare assolutamente. Due posti profondamente diversi tra loro, ma tutti e due promossi a pieni voti. Ovviamente, trattandosi di food questo punto merita un approfondimento a parte, quindi stay tuned perché nei prossimi giorni vi racconto quali sono, secondo noi, i migliori posti dove mangiare ad Alghero.